Scacchi. Una riflessione doverosa

Si tratta di un gioco oppure di una autentica ossessione? Ovvero: Sport oppure accanimento? La speranza che gli Scacchi non diventino ossessione, ma, bensì, divertimento puro, dipende da ognuno di noi.
Gli Scacchi si possono amare oppure odiare, ma non si possono mai disprezzare. Quei pezzi sulla scacchiera, sono lì a rappresentare innumerevoli opportunità, per costruire e per distruggere idee e strutture nuove, per imbastire reti e ragnatele di pedoni, cavalli, alfieri e torri, intorno al Monarca e alla Regina degli eserciti di legno. Quei pezzi rappresentano una sfida, la storia di ogni partita è unica, ma ugualmente significativa.

Si tratta di una storia, però, di cui dobbiamo rivedere il nostro ruolo di protagonista. Il protagonista vero non sono io e non è nemmeno lui/lei, quello che dovrebbe essere il mio avversario di turno ….Invece il vero protagonista è l’ errore. Senza errori, le partite finirebbero tutte in parità. Adesso analizziamo l’ errore principale dell’ atteggiamento mentale di un giocatore medio di scacchi: la disistima.
Siamo cosí immersi nella dicotomia virtuale protagonista/antagonista, che la lotta sulle 64 case diventa asperrima e logorante, fino allo stremo delle forze. Crediamo, supponiamo di dovere assolutamente vincere e per ottenere questo vantaggio, supponiamo anche di dover ricorrere a tutti i nostri più ingegnosi tatticismi, e cosí se riusciamo nella realizzazione, bene. Se non riusciamo, sopraggiunge per noi, gli sconfitti (?!) lo sconforto più ottenebrante.
Allora, in una competizione agonistica, accade che si mette in discussione la nostra qualità più intima e profonda di esseri senzienti e la stessa nostra capacità di ragionamento, non invece la fattura dei tatticismi e della strategia che abbiamo scelto di utilizzare. La elasticità di pensiero viene sopraffatta dal senso pessimistico di chi crede di non valere nulla, di non saper fare nulla, e diventa un giudizio totalizzante, che non ammette smentita.
Stiamo ai fatti, però: lo stile di gioco, la fattura dei tatticismi, la qualità non migliorano da sole e nemmeno con l’ allenamento. Infatti allenarsi e ripetere gli stessi errori capita molto più frequentemente di quanto si pensi. Colui che gioca con uno di noi, alla scacchiera, si accorge facilmente se siamo nervosi e se stiamo facendo una partita piena di errori. Purtroppo non ci daranno consigli in partita, se si tratta di una partita a punti. Purtroppo non ci correggeranno, e rischieremo di perdere e di fare anche una brutta figura. Magari ci correggeranno alla fine della partita, e ci faranno aprire gli occhi sulle nostre lacune. Magari poi ci accorgeremo noi stessi, in sede di analisi con l’ aiuto del computer, di quali piccoli e grandi errori siamo stati “colpevoli”… ma intanto la frittata è fatta.

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Lo sconforto è una spiacevolissima sensazione, ha il potere di annebbiare le facoltà mentali più dell’ alcool e più della rabbia, perché spesso capita anche di arrabbiarsi con noi stessi e con il destino, per aver buttato via punti. Il punteggio è una invenzione probabilmente nata dalla geniale mente di qualche sadico, che voleva farci stare male…. perché ho conosciuto tanti giocatori che attribuiscono al punteggio finale un valore altissimo, e alla fattura del proprio gioco un valore molto più modesto. Insomma, vincere fa morale, ma secondo me giocare innanzitutto bene e vincere fa molto più morale ed è molto più importante. Vincere per demerito altrui o per altri fattori concomitanti, come per esempio l’ esaurimento del tempo a disposizione dell’ avversario, non è paragonabile nemmeno lontanamente a una schiacciante vittoria con zero errori per esclusivo merito nostro…e chissenefrega dei calcoli opportunistici e della importanza del punteggio ! In conclusione, un consiglio a chi si avvicina al gioco più bello del mondo: non giocate a punti, fino a che non avrete acquisito tecnica posizionale, conoscenza tattica e strategica sufficienti a ottenere almeno un buon 60-70% di vittorie. Altrimenti vi state sopravvalutando e rischiate di finire nell’ imbuto tritatutto di tutti gli aspiranti scacchisti falliti e finiti prima del loro tempo. Troppa impazienza, troppa pigrizia mentale, la fretta e persino un puerile orgoglio arrecano danni gravi alla crescita psicologica personale…e non si sta paventando di perdere un po’ di punti ELO, si sta invece avvertendo che esiste la seria possibilità di perdere autostima e amore per il Nobil Giuoco e nei confronti di qualsiasi sport. Se volete eccellere in uno sport, dovete eccellere innanzitutto nella vostra tempra morale e caratteriale.

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Idealmente dovete abbracciare il vostro avversario, perché può insegnarvi qualcosa. E COVID permettendo, abbracciate fisicamente, abbracciate dentro il vostro cuore tutti i vostri avversari e predisponetevi ad accoglierli in amicizia e senza paura. Non sono alieni, non sono nemici, anzi. Sono potenziali allenatori, amici e vostri fraterni alleati. Dipende tutto da voi fare in modo che vi possano aiutare a crescere caratterialmente e tecnicamente.

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