Lo studio delle aperture

   

E’ noto che agli scacchisti piacciono molto i libri sulle aperture; da quando poi esistono i motori di analisi, la maggior parte degli agonisti passa sempre più tempo a studiarle con l’ausilio del computer. In pratica, attualmente nessun serio giocatore di torneo si presenta a una competizione sprovvisto del suo computer, nel quale avrà un database aggiornato e almeno un forte motore da utilizzare per la preparazione. Naturalmente questa tendenza degli scacchisti a dedicare sempre più energie e tempo allo studio delle aperture non si è sviluppata per caso. Da quando è possibile esaminare in un batter d’occhio tutte le partite del nostro prossimo avversario, viene spontaneo controllare quali aperture preferisce.

Avendo così tanto materiale a disposizione, è possibile prepararsi in maniera molto concreta. Parecchi giocatori non professionisti non fanno altro che far scorrere sullo schermo le partite dei loro avversari e prendere nota dei commenti dei loro amici di silicio, mentre scacchiere e libri rimangono inutilizzati sul tavolo come ferrivecchi.

Lavorando per ore in questo modo, pensano, il miglioramento è garantito. I giocatori di torneo hanno sviluppato uno  zelo quasi religioso al riguardo, confidando che tale impegno produrrà inevitabilmente un aumento del loro punteggio Elo. Tutto ciò, purtroppo, si rivela spesso essere una mera illusione …

Nei tanti anni di lavoro in qualità di istruttore ho avuto come allievi molti giovani talenti, nonché adulti ambiziosi che volevano “fare il salto di qualità”.

Era mia abitudine chiedere loro come ripartissero le ore dedicate allo studio casalingo. Con il passare del tempo, mi resi conto che la risposta più frequente era che stavano molte ore a studiare le aperture, ma che il giovamento che ne traevano era sempre più esiguo.

Mi chiesi: “Perché tutto ciò?”

Esaminando le partite dei miei allievi mi accorsi che, nonostante una buona conoscenza di base, incontravano grosse difficoltà non appena l’avversario deviava dalla teoria. All’improvviso dovevano pensare con la loro testa! La conseguenza era che in molti casi non erano capaci di improvvisare. Nei mediogiochi complicati in cui entravano, facevano un sacco di  errori, sia “forzati” sia “spontanei”. Naturalmente capita a giocatori di qualsiasi livello di trovarsi a mal partito in situazioni inconsuete; detto ciò, esistono alcune procedure che limitano le possibilità che il giocatore “si perda” e che aumentano l’efficacia dello studio delle aperture.

Dobbiamo focalizzare la nostra attenzione soprattutto sulla parte avanzata dell’apertura, quando la partita sta entrando nel mediogioco: i giocatori devono essere preparati al fatto che è proprio in questa fase che l’avversario potrà deviare dalla variante teorica, volontariamente, oppure perché non la conosce. Ho impiegato parecchi anni per arrivare a definire un metodo di studio delle aperture corretto ed efficace per i dilettanti.

Mentre lo stavo sviluppando, ho cominciato a sperimentarlo sugli allievi che seguivo. In occasione dei corsi che tenevo, rendevo partecipi di queste mie idee coloro che erano interessati alla materia. La parola d’ordine era: “capire le idee!”

Ispirandomi ad un assioma del primo campione del mondo, Wilhelm Steinitz (“la struttura pedonale è lo scheletro della posizione”), cominciai a classificare le posizioni secondo la loro struttura pedonale, indipendentemente dall’apertura da cui provenivano. Tutto dipende da questo scheletro, che definisce in quali case possono (o non possono) andare i pezzi. Steinitz dimostrò che i possibili piani di gioco in una data posizione possono quasi sempre essere dedotti dalla struttura pedonale. In pratica: é possibile stabilire quale sia il modo migliore di sviluppare i pezzi in una data struttura? Non è facile rispondere a questa domanda, ma piuttosto che scoprire l’acqua calda o stare troppo a filosofare, conviene esaminare le partite dei (forti) grandi maestri, vale a dire di giocatori che hanno sviluppato un istinto quasi infallibile per sapere dove piazzare i pezzi. Nelle partite di un GM ci sono diverse idee, che tuttavia si traducono ogni volta in una singola mossa e per questo motivo la maggior parte dei dettagli rimane nascosta sotto la superficie.

Tutto ciò fa nascere alcune domande:

  1. Come vogliamo disporre i pedoni in apertura?
  2. Come cambiano i piani di gioco quando la struttura pedonale è la stessa, ma i pezzi sono collocati diversamente?
  3. In che modo i top players identificano le caratteristiche salienti della posizione e le utilizzano per formulare un piano?
  4. Quali pezzi dovrebbero essere cambiati e quali no?
  5. Come possiamo predisporre e sferrare un attacco?

Ricapitolando, lo studio delle aperture diventa proficuo se si migliora la visione strategica.

 

(Estratto  de “IL GAMBETTO DI DONNA” di Herman Grooten, Edizioni LE DUE TORRI)

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