La didattica e gli scacchi

Alcuni non gradiscono che gli scacchi siano considerati soltanto un gioco. Secondo loro si svaluta un’attività che essi ritengono squisitamente intellettuale. Certamente non è possibile sostenere in maniera convincente che gli scacchi appartengano alla sfera dell’arte (come dicono alcuni), della scienza (come sostengono altri) o dello sport (come preferiscono altri ancora). Per quanto possa sembrare paradossale, gli scacchi appartengono a tutti e tre questi ambiti, pur restando, nonostante tutto, un gioco.

Io preferisco pensare agli scacchi così, come al miglior gioco mai inventato. Un gioco amato dagli ingegneri come dai poeti, in grado di accomunare in una forte passione persone altrimenti molto diverse.Un gioco che ha regole precise e limiti ben definiti, eppure sempre in grado di sorprendere, proprio quando si comincia a pensare di averne penetrato il mistero.

Un gioco che sa garantire il divertimento e che si rivela un’ inesauribile sorgente di fascino. Più a fondo lo si conosce, più tesori nascosti si scoprono: un pozzo delle sorprese che riserva sempre piccole e grandi novità. Basti dire che anche i software più avanzati, studiati per computer con enormi capacità di calcolo, sono lontani dal poter giocare la partita perfetta. Infatti i computer sono programmati da menti umane, che necessariamente sono limitate dai limiti umani e possono talvolta arrendersi di fronte all’ elemento umano della creatività, dell’estro o per dirla in altri termini, del genio improvvisatore…, che comunque rappresenta un mito intramontabile.

Per eccellere negli scacchi bisogna essere in grado di combinare il rigore che generalmente si associa alle discipline scientifiche, con la libertà creativa che si riconosce nell’ispirazione artistica. Rare sono le persone che sviluppano questo talento e poche sono d’altronde le attività che possono aiutare a valorizzarlo: tra queste rientrano senz’altro gli scacchi. Per giocare bene, la persona metodica e magari un po’ pignola deve risvegliare e coltivare le proprie capacità inventive, mentre quella che ha indole fantasiosa deve sottoporsi a un maggiore rigore di pensiero, se vuole allontanare la cruda realtà della sconfitta.

Gli scacchi perciò sono anche e soprattutto, un potentissimo strumento educativo, che aiuta ad allenare il cervello, ma senza mai smettere di divertire. Certamente bisogna interpretare le sconfitte, che comunque arriveranno nella storia agonistica di tutti quanti, come una occasione per riflettere ed imparare dai propri errori, commessi in partita e bisogna soprattutto imparare a cambiare, ad osare cambiare il proprio bagaglio tecnico e soprattutto le proprie attitudini e convinzioni più azzardate ed errate.

Per far ciò, bisogna analizzare senza timore le partite proprie e confrontare il proprio pensiero con quello dei grandi campioni di scacchi….oppure, semplicemente, farsi aiutare da un buon istruttore a svelare i nostri errori tattici e/o strategici oppure caratteriali.

Di solito, quando le persone vengono a sapere che Tizio, Caio e Sempronio sono scacchisti, questi ultimi si sentono rivolgere frasi del tipo: “Ma allora dovete essere una specie di geniacci, di campioni !”

La considerazione più appropriata sarebbe invece : “Beati voi, chissà quanto tempo libero che vi ritrovate !”

Fin dai tempi più lontani, infatti, i giocatori di scacchi sono soprattutto persone che hanno tempo a disposizione, decisamente sopra la media. Questo, più che una presunta intelligenza media fuori del comune, è ciò che unisce il novero degli scacchisti. Quindi se non pensate di appartenere al novero dei geniacci, non abbiate nessun timore: anche tra gli scacchisti sarete in buona compagnia. Un insegnante molto paziente è in grado di istruire nelle regole degli scacchi anche i bambini in età prescolare. Magari, poi, non sarà in grado di trattenere gli allievi dal mettere in bocca i pezzi o di dar manate sulla scacchiera, ma non c’è dubbio che può raggiungere lo scopo: insegnare le regole. Questo per dire che chiunque, anche senza la minima esperienza di Cavalli e Alfieri, può decidere un bel giorno di mettersi a giocare. Basta avere un po’ di tempo a disposizione: in fondo non ne serve neanche così tanto.

L’unica raccomandazione che mi sento di fare è la seguente: non giocate per vincere assolutamente, con la paura o con l’ansia, abbiate pari rispetto per l’avversario e per voi stessi e giocate per vincere, ma imparando e divertendovi !

Chi siamo GIUSEPPE GERVASI

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