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C’era una volta il principiante

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Non cercare le mosse ! Prima di tutto trova le idee, le mosse le cercherai dopo !

Il maestro continuava a ripetere queste parole, ma io non capivo. Forse ero troppo inesperto (avevo 16 anni e giocavo da poco più di un mese) o forse ero troppo zuccone per gli scacchi, qualunque fosse la causa il risultato era identico: non capivo !

Che voleva dire con quel “trova le idee ?”. E poi, tutti i miei compagni di circolo quando analizzavano le partite cercavano le mosse più forti, quelle che ti fanno vincere, non le idee.

Pensavo, allora, che gli scacchi fossero una specie di boxe della mente e che per vincere bisognasse semplicemente tirare i pugni più forti. In seguito scoprii che neppure nella boxe si vince, se non hai le idee. Che tiri a fare sventole terribili se l’avversario capisce ciò che vuoi fare cinque secondi prima di te?

Mi convinsi così che per vincere negli scacchi, servisse essere astuti, trovare le mosse sorprendenti, inventare trappole diaboliche e metterle in atto prima che l’avversario comprendesse che cosa avevo in mente. Astuzia, dunque, molta astuzia.

Ma il maestro ripeteva: “Non cercare le mosse ! Trova le idee … !!”

Passava il tempo e credetti di capire che le “idee” del maestro non fossero altro che le trappole e i colpi sorprendenti che tiravo.

Questa volta la convinzione mi durò molto più a lungo, anche perchè adesso avevo cominciato a vincere, e chi vince non cambia il suo cavallo.

Un giorno, però, un vecchio austriaco passò per caso al nostro circolo e vi rimase per qualche tempo. Non era un maestro, era solo un vecchio pensionato che veniva a farsi qualche partita.

Lo invitai a giocare, e con mia grande sorpresa, levò dalla scacchiera una delle sue Torri e spinse di un passo il pedone che stava davanti, dicendo :” Ecco, das spiel essere pari, forse”

Pari?

Mi sentii offeso.

Ero diventato abbastanza bravino, ero persino arrivato secondo al torneo sociale per juniores …e costui mi dava una Torre di vantaggio ?

Beh, desideravo dare una lezione alla sua presunzione e accettai il gioco.

La lezione la presi io. Avremo giocato almeno cinque partite e, nonostante la Torre in più, non ne vinsi neppure una. Giocammo ancora nei giorni seguenti, e mai riuscii a vincere. L’ultimo giorno (io non sapevo però che sarebbe partito), afferrò uno dei miei Cavalli e disse nel suo pessimo italiano: “Tu metti lì cavalo e indicò la casa f3, “Perchè tu fai ?”

Non capii bene la domanda e diedi la risposta che mi pareva più naturale: “Beh, nel gioco piano il Cavallo va in f3”. Possibile che non lo sapesse ?

Lui ripetè la domanda e io gli mostrai le mosse iniziali del gioco piano : 1. e4 e5 2 2. Cf3 Cf6,3. Ac4, ecc. ecc.

Il vecchio non si diede per vinto e ripetè per la terza volta :”Perchè tu metti lì cavalo?”

“Perchè attacco il tuo pedone”, risposi un pò bruscamente, cominciavo a seccarmi della sua insistenza.

“Ma io difendo pedone e tu non cattura”. Perché dunque cavalo lì?”

“Perchè…perchè…” mi resi conto che non lo sapevo. Già. Perchè mai attaccare un pedone che sarà difeso? D’accordo, attacco un pedone e sviluppo un pezzo, ma la stessa cosa la fa il Nero, e dunque?

Il vecchio austriaco sorrise, era la prima volta che lo faceva dopo vari giorni che lo frequentavo, aveva un viso da indiano sioux e le decine di rughe si mossero tutte insieme: “Quando tu capisci perchè cavalo lì, tu capisci schachspiel !”

Se ne andò e non lo rividi mai più.

Capii allora che nel circolo c’erano vari personaggi: il MAESTRO, il PRINCIPIANTE, il PRATICO e l’ALLENATORE.

Il Maestro sa perchè il Cavallo va lì, ma non sa spiegartelo, il PRINCIPIANTE non lo sa, il PRATICO crede di saperlo, ma solo l’ ALLENATORE te lo fa veramente capire.

Il vecchio austriaco era un allenatore, probabilmente inconsapevole. Non mi ha ripetuto, come ha fatto il MAESTRO, un principio assoluto, un dogma.L’ALLENATORE mi ha posto una domanda e me l’ha continuata a ripetere finchè essa è penetrata in me e mi ha svuotato di tutte le mie sicurezze.

Adesso ero pronto per apprendere.

(da “LA BATTAGLIA DELLE IDEE NEI GIOCHI APERTI” di Renato Clementi)

 

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